«gente contro la quale Allah si è adirato»: con questa espressione vengono indicati i giudei (vedi note al versetto finale della sura I, Al-Fâtiha).
Secondo l’esegesi classica il versetto sarebbe da intendere in questi termini: «Signore non far sì che sconfiggendoci, gli infedeli possano credere di essere nel vero» (Tabarî XXVIII, 64) e ciò nel senso che la protezione di Allah non potrebbe mancare a coloro che combattono per la Sua causa e se questo non avviene i miscredenti potrebbero credere che in realtà sono loro ad essere nel vero. Si potrebbe anche leggerlo così: «Signore non far sì che mancando ai nostri doveri religiosi noi si dia ai miscredenti una cattiva immagine dei credenti e li si allontani dalla fede».
In Abramo e negli altri profeti (pace su tutti loro).
«restituite loro»: ai mariti rimasti miscredenti di donne divenute musulmane.
Viene qui contemplato il caso opposto a quello del versetto precedente, e cioè quello della sposa di un credente che fugga presso gli infedeli. In tal caso il marito ha diritto ad essere risarcito, in base ad accordi tra le parti, o in mancanza di questi con una parte del bottino preso sui miscredenti ai quali si sarà mossa guerra, oppure dall’erario dello Stato islamico.
«che non uccideranno i loro figli»: l’impegno a non uccidere i figli non si riferisce soltanto alle uccisioni delle neonate femmine che avvenivano in epoca preislamica ma a tutte le forme di infanticidio, compreso naturalmente l’aborto.
«commetteranno infamie con îe loro mani o con i loro piedi»: secondo molti commentatori questa espressione intenderebbe l’attribuire illecitamente la paternità di un figlio.
« il cui nome sarà Ahmad »:l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) diceva: « Il mio nome sulla terra é Muhammed, in cielo Ahmad». In realtà questi due nomi hanno lo stesso identico significato di «molto lodato». A proposito della profezia fatta da Gesù (pace su di lui) sulla venuta di Muhammed vedi nota a XXVI, 96
«gente contro la quale Allah si è adirato»: con questa espressione vengono indicati i giudei (vedi note al versetto finale della sura I, Al-Fâtiha).
«Vogliono spegnere…»: è l’immagine della fede come fiamma che brilla nell’oscurità e che gli infedeli credono di poter spegnere con un soffio, cioè con le menzogne proferite dalla bocca di chi non crede e cerca di soffocare la luce del messaggio divino.
Molte donne fuggivano dalla Mecca e dai mariti pagani rifugiandosi presso la comunità musulmana di Medina. Tra loro c’erano anche quelle che erano spinte da ragioni diverse dalla fede. Con questo versetto viene istituito una specie di esame al quale dovevano essere sottoposte le fuggiasche. Viene comunque stabilito che il marito pagano aveva il diritto di reclamare la restituzione del dono nuziale versato alla moglie. La legge islamica (vedi anche v, 5) ammette il matrimonio del credente con le donne della gente della Scrittura, ma non ammette, per la credente, altra possibilità che un marito musulmano.
«eccezion fatta per quanto Abramo disse…»: «avete un bell’esempio in Abramo ad eccezione di quando implorò Allah per il suo genitore pagano». Questa l’interpretazione anche alla luce del vers.13 della sura IX che proibisce di implorare il perdono per i politeisti.
«manifestereste segretamente a loro dell’amicizia»: il versetto si riferisce all’episodio che vide protagonista Hâtib ibn Abî Baltà’, un emigrato che, temendo per la sua famiglia rimasta alla Mecca senza protezioni, forniva ai coreisciti informazioni sulle strategie dei musulmani. Poco prima della conquista della Mecca, egli inviò loro una lettera, affidandola ad una donna che la nascose nei capelli. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ispirato dall’Altissimo, inviò ‘Alî ibn abî Talib e Zubayr all’inseguimento. Essi raggiunsero la donna e s’impossessarono della missiva. Hâtib era uno dei compagni che avevano partecipato alla battaglia di Badr e lo stesso Inviato di Allah intercesse in suo favore salvandolo dal risentimento dei credenti e dall’ira di ‘Umar che, accusandolo di ipocrisia manifesta, voleva la sua esecuzione. Ben diverso in simili frangenti era stato il comportamento di altri musulmani (cfr. tra gli altri il vers. 22 della sura lvii), quelli che per amore di Allah e del Suo Inviato avevano reciso tutti i legami tribali e persino quelli familiari. Abù Bakr, ad esempio, colpì con violenza suo padre che aveva insultato il Profeta e nel giorno di Badr stava per scontrarsi in singoiar tenzone con suo figlio ‘Abdu ’r-Rahmân che combatteva nelle file coreiscite; Abû ’ Ubayda ibn al-Jarràh nella battaglia di Uhud uccise suo padre.
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