Tutti gli esegeti concordano nel collegare la rivelazione di questa sura ad un episodio di gelosia che turbò considerevolmente la serenità della vita nella casa dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui).
A proposito delle ragioni della rivelazione dei primi cinque versetti vedi nota.
«osservanti il digiuno»: questo, secondo alcuni commentatori il significato di «sâ’ihâtin» (la forma comune sarebbe «sâ’imâtin») viene tradotto anche con «sobrie», «peregrinanti o viaggiatrici» (forse nel senso di emigranti per seguire il Profeta).
La moglie di Noè che dava del pazzo al marito e quella di Lot che informò i sodomiti dell’arrivo dei due ospiti di grande bellezza, sono due esempi di come neppure i profeti possano essere certi di trasmettere la loro fede e la loro etica a chi sta loro accanto e tanto meno possano impedire che gli iniqui subiscano il castigo cui sono destinati.
«moglie di Faraone»: Tabarì (xxviii,71) riferisce che Asiya, la sposa di Faraone, prestò fede a Mosè e credette nel Dio Unico (gloria a Lui l’Altissimo). Per questa ragione fu sottoposta alla tortura. Il senso di questi due ultimi versetti deve essere inteso come un’ulteriore ribadire la personale responsabilità di ognuno di fronte ad Allah. Essere spose di profeti non salva dalla dannazione, avere per marito quel Faraone che Allah definisce «il Mio nemico» (xx, 39) non impedisce la fede, il martirio per la causa di Allah e la salvezza.
«La loro luce…»: vedi nota a lvii, 2.
Il giuramento irriflessivo o che si ritiene di non poter mantenere può essere sciolto secondo precise regole e compiendo un’espiazione «kaffàra», vedi v, 89.