In tutto l’episodio che narra l’incontro al pozzo, e il conseguente invito rivolto a Mosè, ci sembra che sia particolarmente significativo il comportamento delle due ragazze. Riserbo, pazienza, pudore e timidezza sono le qualità che le contraddistinguono. Il loro stare appartate invece di usare il loro fascino femminile per ottenere la precedenza al pozzo, l’attendere pazientemente che il pozzo sia libero per abbeverare il bestiame nonostante la fatica che doveva procurare loro il trattenerlo assetato in prossimità dell’acqua, il pudico accenno all’età del padre per dire che non hanno marito e nessuna altra valida protezione, l’imbarazzo nel rivolgersi al loro benefattore per comunicargli l’invito ce le dipingono con grande efficacia e fanno risaltare in loro quelle caratteristiche che sono conseguenza diretta del timor di Dio nelle donne. Questo nell’IsIàm l’ideale di donna, che nell’arabo parlato nel Nord Africa è sintetizzato nell’espressione: «hashma wa sàbra» (pudica e paziente), conscia della sua insostituibile e ineguagliabile funzione nella società e nella famiglia, appagata e serena e così diversa da quella donna in carriera, aggressiva e spregiudicata, spudorata e nevrotica che ci viene proposta come «donna liberata».