«solo i sapienti Lo temono»: nel linguaggio corrente quando parliamo di sapienti intendiamo coloro che hanno un alto livello di conoscenza. Nel contesto di questo versetto non è in tal senso che va inteso il termine «sapiente». Qatàda (che Allah sia soddisfatto di lui), commentando questo versetto disse: «qafà bil rabati ’ilm»: «è sufficiente come scienza la paura [di Allah]». Ciononostante è certamente vero che tra i credenti il livello del timore di Allah è spesso direttamente proporzionale alla loro conoscenza, tanto che nella tradizione e nella cultura islamica, uno dei termini che più si contrappone a IsIàm è «jà’iliya»: ignoranza. Il timore di Allah (gloria a Lui l’Altissimo) è tanto più sviluppato, cosciente e produttivo, quanto più ispirato dalla conoscenza delle Sue Leggi che governano gli uomini, l’energia e la materia. Nell’IsIàm non c’è clero e tantomeno gerarchie ecclesiastiche, le uniche autorità in campo dottrinale sono gli «‘ulàmà», essi sono i sapienti, i giureconsulti, i conoscitori del tafsir (l’esegesi coranica), i conoscitori di ahadith (i detti e i fatti dell’Inviato di Allah). Poiché la Scienza appartiene ad Allah (gloria a Lui l’Altissimo) per il musulmano conoscere equivale ad avvicinarsi a Lui, Egli è il Sapiente e noi lo preghiamo così: «Signore mio, accresci la mia scienza» (xx-114).