I Figli di Israele furono i destinatari della Toràh, la Legge che Allah (gloria a Lui l’Altissimo) fece scendere su Mosè; dopo di lui il Cristo, figlio di Maria, portò un’ulteriore rivelazione, l’Injil. Di queste Scritture, per volontà di Allah, non abbiamo che versioni «concordate», alterate e interpolate, in cui è diventato impossibile distinguere la Parola di Allah da quella degli uomini. Il Corano sceso su Muhammad (pace e benedizioni su di lui) è la Scrittura con cui l’Altissimo (gloria a Lui) ha voluto plasmare una comunità eletta, per aderire alla quale non ci sono discriminanti razziali o iniziatiche, ma solo quelle dell’amore per Allah, del timor di Lui e della sottomissione.
La seconda parte del versetto ci ricorda che anche tra coloro che sono stati scelti come eredi della Scrittura, cioè i musulmani, ci sono diverse categorie di persone. Ci sono coloro che pur credendo non obbediscono alla Legge di Allah (gloria a Lui l’Altissimo) e quindi fanno «torto a loro stessi», quelli che assolvono agli obblighi senza fare nulla di più e seguono pertanto «una via intermedia», quelli che si impegnano in uno sforzo maggiore e vincono «la gara del bene». Il fatto che questa vittoria sia conseguita con «il permesso di Allah» e che il versetto si concluda con l’affermazione che essa sia «la Grazia più grande», ci sembra una riprova che l’eccellenza spirituale si può raggiungere solo con una particolare predilezione da parte di Allah.