«Faraone, il Signore dei pali»: secondo le interpretazioni classiche l’espressione «dhul-awtàd» (che abbiamo tradotto con «il Signore dei pali») deve essere intesa nel senso che Faraone era solito suppliziare i suoi oppositori con l’impalamento o una sorta di crocifissione (vedi xx, 71) oppure potrebbe essere tradotta «… e Faraone dal forte dominio». Alcuni traduttori hanno pensato che fosse un’allusione alle piramidi, altri hanno identificato gli «awtàd» con i soldati di cui era solito circondarsi Faraone. Un’altra interpretazione più controversa ma non priva di un qualche fondamento, ritiene che «dhul-awtàd» indichi un grado della gerarchia magico-iniziatica di cui Faraone era il massimo esponente e che governava con ferocia il paese d’Egitto. Questa interpretazione pare avvalorata dagli studi dell’archeologia contemporanea secondo i quali Faraone era re dei due Egitti (il «basso» e «l’alto» Egitto) e pertanto portava due corone e due scettri che simboleggiavano questa doppia sovranità. Gli scettri o «bastoni» erano il simbolo del sacerdozio e ogni sacerdote portava lo scettro del suo «dio»; solo Faraone poteva usare tutti i bastoni essendo il capo di tutti gli ordini sacerdotali, il «sommo sacerdote» di tutti gli dèi.